Sulla preghiera

Rivolgi a te la preghiera, tu sei la prima sponda sulla quale il suo suono rimbalza, che ogni frase di Benedizione o lode, o scongiuro o maledizione, abbia il suo effetto nelle tue viscere, nel tuo sangue, nel tuo pensiero e nel tuo cuore. La vita è una continua trasformazione e, forse, l’unico fattore sul quale tu puoi agire è la velocità del dinamismo con il quale le forze che compongono il cosmo agiscono. Poco altro invero, la terra continua ad essere fecondata nonostante il suo volere, anche quella più arida dei deserti, e l’acqua scorre verso valle, il suo infrattarsi in polle e laghi poco cambia nella sua natura mobile. Tu anche così ti muovi lentamente o velocemente verso il compimento della tua natura anche con il freno a mano tirato, con le tue paure che spadroneggiano nel cuore e nelle viscere, con le gioie che in un secondo allentano i bulloni della tua corazza.

Quale cambiamento è possibile se non trasformando e colorando la tua capacità di Sentire? E’ solo in questa continua amplificazione del sentire che nuovi schemi si possono affacciare al nostro modo di rispondere a ciò che ci viene offerto al banchetto dell’esistenza. Il Sentire non vuole etichette, bene – male, vantaggio- svantaggio, gioia-dolore sono solo modi convenzionali di definire degli stati d’animo e le definizioni congelano la possibilità dell’esperienza, ti evitano di sentire la tensione continua e lacerante che l’esistenza impone.

Sostare sul bene, cercare solo il bene, de-cidere di fare il bene o alla ricercare il proprio vantaggio riduce l’esperienza del rapporto fra le due forze, guarda in faccia l’abisso che avanza davanti ai tuoi occhi oltre le facile definizioni del senso comune, di ciò che il dire all’unisono di chi ci circonda facilità e omologa. “Nessuno è stronzo” e “tutti hanno ragione” è un punto di partenza per uscire dal giudizio, non tanto degli altri ma di te stesso. Solo quando questo giudizio sarà ammorbidito, condito con latte e miele, cadrà anche quello sugli altri  “sii come la notte sui difetti altrui”. Non è una passività che devi cercare, al contrario una sempre maggiore permeabilità, una capacità di vivere sempre di più intensamente, una esasperazione della sensibilità e non occorre andare a caccia di esperienze straordinarie, basta vagare per casa propria, interrogare i propri oggetti, guardare come cambiano di senso nel nostro cuore, spostarli, dormire in stanze diverse, provare a stare senza lenzuola, al freddo, senza il cibo serale, alzarsi ad ore inconsuete, provare a stare immobili a occhi aperti e un’altra volta chiuderli per aprire quelli interni.

Trovo questo molto eccezionale, fare questo è difficile più che prendere un biglietto aereo per una avventura o sballarsi in qualche strano modo, o scalare l’everest in modo salutare.

Questa è preghiera, fare di te il tessuto sul quale accetti che l’ordito della tua volontà, si lasci tessere con la trama di ciò che entra in relazione con te. Scegliere una direzione per domare con la volontà il corso degli eventi, non è possibile, loro sono più forti, si presentano insalutati ospiti alla tua porta, Lavora sull’adattamento, una malattia, un abbandono, un amore felice sono opportunità di esperienza, fili colorati sui quali il tentativo di costruire la nostra personale e bellissima tela si cimenta. La sommità del tuo capo punta sempre verso il cielo e i tuoi piedi pesano sul suolo.

Dirsi “che questo non sia più il mio pensiero” ogni volta che la ripetizione delle parole della mente ti annoia e ti chiude in un già visto, già fatto, già goduto, già sofferto e fare un passo (fisico) e con un respiro profondo restituire al vento, te.

Che tutto in te sia gioia
Aurobindo

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