Perù 1. Sciamanesimo Shipibo. Un rito di guarigione cosmica

Al mio ritorno dal Perù ho organizzato una raccolta fondi per gli Shipibo, un’etnia della selva peruviana.
Sostieni l’antica sapienza dei popoli indigeni della foresta amazonica del Perù. Difendili con il tuo contributo dalle molte insidie cui sono sottoposti. Hanno bisogno di medicine e cibo.

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Cos’è guarigione? Può un singolo essere guarire? La guarigione è un fatto collettivo? Può un canto di salute espandere le sue vibrazioni oltre i presenti? Le sue parole possono tessere la vibrazione della luce, della salute, dell’amore, della gioia come se fosse una coltre che ognuno di noi, ascoltando, potesse indossare?

Paoyan – Perù
Marzo 2020

La sera si fa strada con sicura lentezza infuocando il cielo d’arancione e viola.
Le stelle sono già accese, basta buttare indietro la testa per vederle.
Tutto è pronto. La maloka, con i suoi otto spicchi e trentadue finestre ci attende come un’astronave attende i suoi naviganti. I suoi motori invisibili già stanno sollevandola.
Il silenzio, l’ombra del buio di una piccola candela baluginante, il respiro lento di chi, come me, attende che il mistero faccia spazio dentro l’anima avvolge l’attesa con un sentimento di familiarità inespressa. Siamo qui, sdraiati l’uno a fianco dell’altro senza vederci e senza parole ma sappiamo di esserci.
Paura, eccitazione, speranza, timore, gioia, sorpresa, concentrazione, preghiera.
Lo sciamano entra silenzioso e felpato. La sua sola presenza fa mutare la consistenza dello spazio. Si sdraia e accende il suo mapacho.
La brace disegna piccole strade di luce fra la sua bocca e le dita.
La fantasia già nutre l’inconscio con le sue storie più sacre.
Incomincia a respirare
ft ff fff f
uh uu uuu u
fi fifi fi i
ffuu
uh hu
Il fiato dello sciamano, denso di amarillo, viene soffiato nella bottiglia per muovere  molecole di rosso sangue della pianta, pregandola di trasformarsi in medicina.
hhh
hh hh
h
Lentamente la candela si spegne.
Sa lei quando il tempo della luce deve lasciare lo spazio al buio, perché il nero accende la visione, illumina i colori. Il buio muove le onde della luminosità in un modo tanto intimo e profondo da essere quasi insopportabile, tanto che l’umanità ha cercato di addomesticarlo con le torce, i lampioni, le luci elettriche. La luce nera fa paura più dell’oscurità.
Un aiutante si alza. Bicchierino e bottiglia in mano si avvicina. A ognuno la sua quantità. Ogni volta un esperimento. Nessuna volta è uguale all’altra così come nessuna luna piena si ripete da millenni a questa parte.
Bevo aprendo il cuore, esortandolo al coraggio. Prego per avere una direzione nello spazio della medicina. Attendo il suo lavoro.

Onde. Onde di forza cominciano ad accarezzare le parti interne del mio cranio. Scendono, risalgono, si spostano. Mi entrano nelle orecchie. Per un attimo ci sento anche dall’orecchio sordo. Le rane della laguna non gracidano più ma cantano con voci di donne alte e sottili. Voci che pescano nell’altezza dei miei acufeni, nel ritmo dei frusci, nella grancassa dei clic clic facendosi armonia che mi suona dentro.
Mi perdo. Il Grande Rospo diventa un respiro cosmico profondo come il luogo dove il tempo non è ancora stato inventato.
Il suono mi sommerge, attendo la voce dello sciamano come un’àncora ma lui ancora non canta. La pressione schiaccia i miei timpani, li arrotonda soffiandoli da sotto e li fa tesi come la pelle di un tamburo.
Colori cominciano a sciamare dentro a tutta la mia visione.
Fiammeggianti, saturi come non se ne vedono nella realtà. Forme geometriche danzano combinazioni ancestrali e spingendosi l’una con l’altra si penetrano accogliendosi. Migrazioni di onde colano su uno schermo nero profondo.
Punte, spicchi, picchi come di montagna, creste di cromatismi accelerano stordendomi. Nausea, vertigine.
Sento il respiro degli altri intorno a me. A tratti la realtà fa ancora breccia nel mio essere. Stringo il mio mala.
La mia coscienza si fa ragno, sento il mio essere peloso. Il respiro succhia attraverso la pelle densa come un’armatura e pare non essere abbastanza fatto d’aria. Per i ragni l’aria non esiste. Per me, mutante, sì. Mi manca. Soffoco ma non muoio. Cado e mi lascio cadere in un buco nero più del nero.

Ora Papa canta, la sua voce è per me una gomena, un porto.

Niwue pontaki
Lo spirito sta riallineando

Mato-n niwue pontaki
il tuo spirito si sta riallineando

L’energia accarezza l’interno del mio corpo. Sento la pelle dell’intestino, l’avviluppo del ventre interno.

Pal niwue pontaki
Tutto ciò che non è buono sta riallineandosi

Peja ak-kana
Sto rimuovendo tutto questo dal tuo corpo

La luce della luna entra e scoppia sul pavimento come una colata di cristallo liquido.

Ronin paro botibi
Ronin, (l’anaconda, il serpente della medicina, il suo potere) è in ogni goccia del fiume

Mi guardo e mi vedo a tre dimensioni. Sono alta e profonda. Chiazze di luce si
muovono come laghi dorati nel mio corpo. Niente è fermo. Tutto brulica. Sono un universo.

Ronin maj botibi
Ronin è in ogni particella della terra

Una Voce parla al mio pensiero, si fa ospite della mia coscienza e mi canta dentro: “Guarda! Guardati! Tu sei lei. Carne della sua carne. Tu vieni da lei. La tua sostanza è la sua, tu sei carne moltiplicata. Guardala, guardati … la tua e la sua carne è piena di luce!”

Nwa nt kanoka
Questa è la struttura dell’universo

Chokaion bainki
Sto purificando e pulendo tutto questo con lo spirito l’acqua

Code di pavone agitano il loro occhi blu bellissimi.

Pal nt kpanki
Sto aprendo la tua visione

Mato kano makinki
Sto facendo vorticare la struttura del tuo spirito

Matza para makinki
Sto abbellendo e correggendo la tua struttura del tuo spirito

Niwue para majo-nki
La forza ti accompagna

Balbetto sss ttt zzz yapapapamgrazieyopagraziehhegrazie e parlo una lingua di solo suono. Mi serve per dire l’amore, la tenerezza, il desiderio, la vicinanza, la bellezza, lo stupore, la meraviglia.
Le parole non mi servono, le parole non hanno mai unito, non hanno mai detto la vera verità. Agibbeleh iokha trimu agiembein aioko jyiahhh.

Olivia Flaim

 

Ecco il testo dell’icaro riprodotto e cantato in shipibo da Khyati Veronica Holman.
Choro choro bainkin
Io ti lavo con lo spirito dell’acqua, sciolgo i tuoi nodi, adesso
Nocon yora kanota
In tutto il corpo

Ninwue payn bainkin
Lo Spirito purifica con il soffio dell’aria, subito

Pota pota bainkin
Raddrizzo, raddrizzo, ora

Pisha pisha bainkin
Tolgo da te, tolgo, subito

Pisha aketana
Purifico completamente

Nocon yora kanota
In tutto il corpo

Kanota niwuhera
In tutto lo spirito

Nocon yora kanota
In tutto il corpo

Kanota ikibi
in tutti i passati

Choka choka bain ban
Purifico con lo spirito dell’acqua. Ora, sta accadendo

Nokon yora kanota
La struttura del corpo

Kanota niwuhera
La struttura del tuo spirito.

 

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