Maschile-Femminile: non uno senza l’altro

Nel discorso delle donne sugli uomini e degli uomini sulle donne si registra uno scontento profondo come un fossato che, come posto a difesa di un castello, da un lato lo protegge, dall’altro lo isola.

Scontento totalmente reciproco che fa delle differenze fra i sessi un ostacolo anziché una risorse; solitudine anziché scambio.

Le voci di donna: tutti uguali; non si impegnano; non scelgono; eterni adolescenti; inutili; dobbiamo fare tutto noi; ma potrebbero pensarci anche loro? Bisogna dire tutto.

Le voci d’uomo: rompipalle; mi manca l’aria; ma perché??; cosa? non capisco…; a loro piace stare male; la misura del loro amore è quanto soffrono, ma che palle!

Parole come solchi, difficili da argomentare, vista la quantità di banalità, eppure il luogo comune e la banalità esistono, proprio perché certi modi di esprimersi corrispondono al pensiero della maggioranza, rendendo paludoso il pensiero personale e ogni facile via di uscita dalla generalizzazione.

Propongo di non parlare più per sommi capi su uomini e donne, e invece, sfidando il rischio del pettegolezzo e del teatro personale, propongo di parlare specificando perché IO e l’Altro non … oppure … ma … se …

E’ una sfida per snidare il luogo comune che, come un fiume in piena, travolge e trascina là, dove in molti sono già andati. Il luogo comune è una specie di ospedale cosmico, dove ci sono molti cerotti, anestetici e bendem ma di un autentico, sano e vitale desiderio di farcela, a stare in coppia, nemmeno l’ombra.

La lagna assorbe l’autocritica e la ricerca di comprensione dell’Altro sviluppando esclusivamente il bisogno di condividere la propria visione per ricevere conforto, gratificazione e banale conforto.

Rivendico il valore dello scambio reale, il più possibile vero di ciò che accade fra le persone perché vorrei recuperare la tensione che apre le porte a chi sta fuori di noi in ogni sua possibile forma. Ciò per evitare la stigmatizzazione dell’Altro e la sua eterna punizione solo perché siamo e siamo stati tanto infelici. Vorrei riportare ognuno di noi alla dinamica creativa del rapporto e dello scambio: al valore profondo del non uno senza l’altro.

Nella Genesi, vero e proprio mito fondante della cultura del pensiero occidentale, l’uomo, inteso come essere umano, è congiuntamente descritto “maschio e femmina”.

Questa descrizione è feconda e permette di recuperare un valore interiore del maschile e del femminile che va oltre la differenza biologica di genere. Ognuno di noi è maschio e femmina, ognuno porta al suo interno sia il lato attivo che quello recettivo, ognuno è chiamato a fare esperienza dei suoi due lati in modo il più possibile esteso.

Vedersi e sentirsi “maschio e femmina” fa parte di una visione immaginativa che, dal linguaggio muto dell’interiorità, può transitare verso il rapporto amoroso della coppia, in-formandolo nuovamente.

Come?

Proviamo a sentire che, se siamo biologicamente donne, la nostra parte animica è maschile e che, al contrario, se siamo uomini la parte sottile è femminile.

Accade così che ogni volta che si entra in relazione con qualcuno, in realtà ci sono quattro persone che si mettono in contatto: quelle di carne e quelle d’anima. Il mio maschile sottile parla con il femminile dell’uomo con cui siedo al bar.

Ecco perché ci sono tanti livelli di complessità nei rapporti, perché molte sono le parti in gioco e molti sono anche i sipari dietro cui ogni parte si cela.

Ora, nell’immaginarci nuovamente maschio/femmina e femmina/maschio sarebbe bello pensarsi come una stoffa mai vista prima con la quale cucire abiti di fogge assolutamente imprevedibili.

Vorrei ripartire da un punto d’inizio, collocato al momento della Genesi, che, ricordiamolo, è sempre presente ogni qualvolta qualche cosa abbia inizio, per dare al nostro dialogo con l’altro sesso una sfaccettatura più ricca e che rispetti la realtà di tutte le nostre capacità di pensiero e di sentimento superando quello che usualmente si dice del maschile e del femminile evitando le sostituzioni blindate del tipo: maschile cielo/denaro/polis e femminile terra/casa/cibo.

Nella ricerca di sé, di quel Sé che possa guardare più al futuro che al passato, mi piace pensare ad un maschile/femminile collaboranti, prima di tutto dentro di noi e poi “fuori”, un femminile /maschile che sappia giocare l’alternanza del ruolo senza rinunciare a nessuna parte della sua natura né ai suoi specifici modi di esprimerla.

Si affronti dunque il rischio dell’invasione nel castello!

Il maschio-maschile non può diventare per le donne quasi un avversario, una sorta di controparte che le alieni a se stesse in una logica permanentemente separativa.

Tanto quanto gli uomini devono tendere verso le donne-femmine a partire da sé e fino a ricomprenderle nelle loro mutevoli emozioni come parti intere e non solo come mere funzioni: segmenti, di madre moglie amante.

Tutto questo per smettere di essere e vivere come elastici tirati fino allo strenuo dalle nostre stesse forze interiori e sino all’isolamento lamentoso.

Si permetterà così il recupero della positiva dinamica maschile/femminile che va resa oltre la logica della recriminazione che è sempre causale, legata all’andare indietro con occhi che non possono volgersi all’avanti ne ad un nuovo possibile futuro.

La forza del cambiamento è legata un atto creativo ad una nuova immaginazione la quale diventa seme per fiori e vita bonificando una terra insterilita dall’incapacità di cambiare il panorama del nostro sguardo, in giardino fiorito.

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