2. Indonesia. La prima marea

Oggi, 25 giugno, è il mio compleanno e sono a casa mia in Sardegna.
Ieri finalmente ho fatto un bagno come dico io, nelle acque che conosco e che non ti lasciano all’asciutto fra una bracciata e l’altra. Evviva! Ne avevo un gran bisogno!
Da qui, rivedo Gili Air e ricordo il primo impatto con le maree indonesiane.

Gili A e il ritrarsi del mare è stata un assaggio di ciò che, nel corso del viaggio, si sarebbe fatto più che stupore, vertigine. Ne racconterò ancora.
Gili Air è descritta come un piccolo angolo di paradiso sfuggito al destino turistico. Il mare turchese che lambisce una spiaggia bianchissima fa sfoggio nelle foto di quest’isola insieme ai carretti tirati da cavalli. In realtà le foto omettono le case distrutte dal terremoto dell’anno scorso, la plastica sulla spiaggia e soprattutto non trasmettono la musica incessante dei bar a ridosso della spiaggia.
A Gili A non ci sono auto: l’isola è piccolina e la si può girare a piedi o in bicicletta in poco tempo.
Affitto la bicicletta e pedalo lungo la costa.
Arrivo all’estremità dell’isola e mi butto in mare. Saranno state le quattro del pomeriggio. Non un bagno fantastico … il fondale è stranamente erboso e roccioso, non si riesce a nuotare perché l’acqua non diventa mai alta e il rischio di “rigarsi la pancia” è concreto.
C’è un’altalena in mezzo al mare e mi ci siedo sopra sbofonchiando fra me e me sull’assurdità di un’altalena affondata nell’acqua che non dondola a meno di non avere un turbo diesel per spingerla.
Vagamente scontenta mi siedo sulla spiaggia e mi godo il panorama.
Ero andata lì, in quel preciso punto perché sulla guida era descritto il sunset … colori meravigliosi, atmosfera romantica e vendita di funghetti magici senza rischio di galera perché Gili A è legalmente zona franca per il funghetto psicotropo.
Vengo abbordata da un venditore di mushroom .
Gli dico “Guarda non mi interessa” lui dice “Vabbè fa lo stesso ma mi siedo con te per vedere il tramonto”.
In realtà il funghetto mi ispirava, sono curiosa di vedere il mondo in quadridimensione ma mi manca il coraggio e lì poi c’ho avuto paura che se mi venivano le stremisie, il vomito, lo spaventone o chissà che altro, ero da sola in mezzo a un’isola grande come un francobollo in mezzo al mare, in mezzo all’Indonesia, che non è vicina a casa.
Chiacchierando con Mister Magic, mi cade l’occhio sull’altalena e, sbalordita, vedo due ragazze che dondolano e ridono come se avessero quattro anni e mezzo. Belle.
“Ma come!”
L’altalena non era più in mezzo all’acqua e ora poteva perfino altalenare. Allargo lo sguardo e vedo che il mare si era ritirato di qualche decina di metri lasciando allo scoperto l’erba e una specie di acciottolato fatto di coralli e conchiglie e l’altalena. Fin qua poco di strano, marea abbondante …
Il tizio intanto mi prende il cellulare comincia a fotografarmi. “Sei molto bella –dice- devi vedere quanto sei bella!” (Oggi è il mio compleanno e un po’ di vanità va pure bene).
Io non amo essere fotografata, proprio mi imbarazza e non mi piace. Se me ne accorgo le labbra mi si fanno sottili per la vergogna, gli occhi spariscono tirati dentro dalle palpebre e metto su un’espressione ebete che nessuno vorrebbe mai vedere sulla propria faccia.
Lui imperterrito continua a scattare. Decido che è meglio lasciarlo fare. Certi uomini si attizzano quando vengono contraddetti e tutto volevo meno che quello.
Mi siedo con l’intenzione di guardare il mare ma …
…quale mare??
Non ce n’era più traccia! Manco un’onda piccola piccola, niente acqua … solo erba e cocci di corallo.
Guardo meglio e laggiù, in fondo a centinaia di metri di distanza, vedo qualche onda che si rifrange su qualche invisibile barriera. Vedo barche che pencolano sull’asciutto, dove prima c’era l’acqua e mi scappa da ridere.

Anche senza funghi il mare è sparito!

Mister Magik mi guarda sorpreso del mio stupore e mi assicura che è tutto normale, che non sta arrivando lo tzunami e che il mare sconfina oltre l’orizzonte immancabilmente tutte le sere. Nel frattempo arrivano le due tizie dell’altalena, il mio corteggiatore si appassiona anche a loro e soprattutto riesce a vendere i suoi funghetti.
Mi volto per riprendere la mia bicicletta e mi cade l’occhio sugli alberghi con gli ombrelloni e i lettini. Ricordo di avere visto la pubblicità di uno di quelli in alternativa alla guesthouse dove ero.
Scoppio a ridere come una matta e pedalo con gioia verso la mia pensioncina senza spiaggia pensando a tutti quei turisti che hanno prenotato una camera vista mare, irretiti dall’idea “il mare fuori dalla porta” e che dalle quattro del pomeriggio fino al mattino, se vogliono nuotare al massimo possono entrare in doccia, allagare il bagno e cominciare a sbracciare. Hahahha!!!!

Olivia Flaim

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