Il denaro e le pecore. La Via della Realtà

Cosa c’entrano le pecore con il denaro?

Molto, in realtà, anzi moltissimo!

Pochi considerano il denaro come una vera e propria merce, sebbene Marx già affermasse: “Solo il denaro è merce!”.

Il denaro, esattamente come le pere, le automobili e le case, è una merce e Marx, dicendo che il denaro è merce, si riferiva alla sua capacità di convertirsi in beni il cui denominatore comune rimane sempre l’unità monetaria.

Il denaro quindi sinteticamente, poiché li raccoglie tutti, è l’unica merce sul mercato.

Sì, va bene, ma le pecore?

I primi denari avevano come valore di riferimento utensili, elementi naturali rari come le conchiglie e gli animali, quali buoi e pecore.

Dalla parola latina pecus, pecora, deriva la parola pecunia; anche il termine rupia  riporta a gregge, mentre il reato di peculato indicava anticamente il furto del gregge. La parola capitalederivata dal termine capita, riporta anch’essa alla conta dei capi di bestiame.

Il denaro quindi, conserva tracce tangibili di ciò su cui esso fonda il suo potere: animali, strumenti da lavoro e infine l’oro. Anche la parola soldo deriva da solido.

Tutto questo per dire cosa?

Che in realtà, quando si parla di denaro, si parla di qualche cosa d’altro rispetto al denaro stesso il quale cela altre cose dietro a se stesso.

Il denaro è un’allusione, non solo reale e materiale, poiché esso è anche un rimando temporale rispetto al luogo della sua provenienza e alle condizioni della sua legittima circolazione.

Provenienza che spesso viene cancellata, rimossa: “Pecunia non olet” si dice, infatti il denaro oblia dalla memoria il gesto che lo ha prodotto e il suo precedente utilizzo, rilanciando verso ciò che interessa realizzare nel futuro.

Il denaro perdendo il suo passato, è dietro o davanti a noi, un poco come le emozioni le quali nascono da chissà dove e portano là, dove non si sa.

Il senso di sicurezza, la gioia, l’amore, gli affetti e la propria appartenenza al mondo, quanto la rapacità e l’aggressività, trovano nel denaro un veicolo per potersi esprimere celando, a volte, le vere ragioni per cui, al mattino, si esce di casa a caccia di denaro.

Il denaro è un fenomeno collettivo perché riguarda tutti gli abitanti della terra e, in quanto collettivo, può essere considerato come un fenomeno psichico. In realtà, quello del denaro, è una realtà psichica molto particolare poiché è carica di mana, forza di vita sovrannaturale che trasfigura continuamente le cose del quotidiano sacralizzandole o demonizzandole.

Come fenomeno collettivo, il denaro diventa centrale nelle parole e negli atteggiamenti familiari. Siamo spesso portatori inconsci di quanto abbiamo appreso dai genitori sull’uso e sul modo di guadagnare soldi.

In particolare le parole di Madre sono spesso legate all’amministrazione del capitale e alla sua utilità, mentre le parole di Padre invece contengono informazioni su cosa è bene, o male, fare per guadagnare. E’ familiare anche il limite dato alla nostra capacità di produrre denaro. Spesso accade che tale limite sia inconsciamente posto per salvaguardare le personalità dei nostri genitori non arrecando loro “l’offesa” di vederli superati, oppure al contrario, scatenando forze carrieristiche di rivalsa di inaudita forza.

L’apparente materialità e razionalità del denaro ne celano la sua natura profondamente inconscia. Non per nulla l’archetipo del denaro è Plutone, assimilato ad Ade in quanto dio degli inferi. Plutone, di casa nel segno dello Scorpione, è la forza che regna su ogni funzione psichica. Da questo tipo di energia ogni individuo trova, da un lato la qualità del proprio eros, la sorgente delle sue azioni e delle sue motivazioni esistenziali; dall’altro la propria pulsione di autodistruzione e di morte. Il rapporto con i soldi, per il tramite di Plutone, è uno specchio che riflette la relazione che si ha con le energie psichiche interiori e se è vero che il denaro “figlia” e si autoalimenta, allora è anche vero che ogni difficoltà nella gestione del denaro, ricchi o poveri che si sia, segnala un possibile blocco della creatività interiore.

Per questo parlare di denaro è da sempre un tabù, non tanto per una questione di educazione o di rispetto, quanto perché il discorso intorno a questo argomento svela di noi aspetti spesso temuti, nascosti e segreti. Aspetti dei quali nemmeno sospettiamo la presenza!

E’ importante, allora, affrontare il tema del denaro in un’ottica che faccia emergere la sua numinosità dato che, ogni ristagno e ogni difficoltà che riguardi il nostro “soldo”, compresa la ricchezza, in realtà riguarda la nostra natura più profonda.

Non v’è come il denaro, e il tipo di energia ad esso connessa, altro archetipo capace di mettere in dinamismo ciò che siamo, l’idea che abbiamo di noi stessi, delle relazioni e della vita in generale.

Perfino la parola talento, oggi tanto usata per spronare alla ricerca del proprio sé superiore, riporta ad un elemento di realtà oggettiva. I talenti, parola che significa “peso che un uomo può portare” erano per i cretesi, pani di metallo. Come a dire che se il talento personale non produce un frutto tangibile e scambiabile, non assolve fino in fondo al suo mandato. Usare i propri talenti diviene quindi un monito di questo tipo: “Usati, produci e scambia-ti!”.

Realizzare i propri talenti, convertirli in pani di metallo, è un sfida al proprio inconscio, una lotta fra la luce riflessa della Luna e la luce diretta del Sole, fra il sentimento di essere ciò che siamo e la capacità di realizzarlo, poiché il discorso sul denaro riguarda la lotta per la conquista della dignità e della libertà di manifestarsi. Lotta la quale trova davanti a sé solo i limiti di cui non si è consapevoli. Ecco perché non è il semplice discutere di lavoro, delle nostre opportunità o del modo di pianificare meglio le spese che permette di azionare veramente il processo di trasformazione delle anomalie nel rapporto con il denaro. Una visione capace di legarsi agli archetipi connessi alla ricchezza e alla povertà, invece, ben può rendere evidenti i nostri ostacoli interiori e permettere un passo libero nella realtà della vita.

Potete trovare questo articollo pubblicato sulla rivista “Energie” di Aprile

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