Esperimenti d’amore. La chiatta

Sto di nuovo leggendo Boris Cyruknik “Psicoterapia di Dio”.
Sette miliardi di persone al mondo pregano dio, nella forma in cui lo credono, tutti i giorni. Perché?

Fatico a traghettare amore da una parte all’altra del fiume di me stessa. Nessuna delle sponde del mio essere mi rassicura fino in fondo, solo raramente. L’una teme l’altra. Nemici invisibili sono nascosti in entrambe.Guardo il panorama di questa mattina. Una sponda è spinosamente deserta, l’altra è avvolta in una tenera nebbia verde.
La chiatta di tronchi, mi vede lì seduta in mezzo a governare la direzione con la sola forza mentale, non un remo né un timone.
Sento, vedo e immagino mentre la chiatta scivola.
La distanza dalle rive muta, a volte si fa grande come il mare aperto, altre la riva è vicina e la chiatta si aggrappa al canneto. Potrei scendere, potrei, ma lo stagno non è il mio posto.
Sposto il peso della mente lo metto nel cuore, penso amore e la chiatta prende il largo.
Passo attraverso un mercato flottante.
Voci e grida.
Acciarini magici, lanterne della Chiara Visione, tappeti volanti, mantelli dell’invisibilità, pozioni ringiovanenti, funghi della felicità e
liane della morte precoce. Cazzi sacri, lingam di pietra che come svettanti campanili garantiscono estasi senza panico. Acqua delle vagine di sacerdotesse dell’amore, garantiscono che una sola goccia, posta al centro del cuore, toglie ogni sofferenza presente e futura. Cristalli, pietre magiche, acque sublimi raccolte in polle di pelle di vetro per divinare futuri inequivocabilmente veri. Bacchette. Specchi, catene per esorcismi, collari di purificazione. Fuochi sacri.
Ah quanta meraviglia!
La chiatta è in mezzo all’acqua.
Ferma.
Così posso ascoltare. Non voglio toccare, né bere, nemmeno scendere alla Casa del Grande Piacere che apre le porte della Piccola Mente alla
Grande Mente dentro cui Madre ti aspetta per abbracciarti e farti goccia nell’oceano.
Non mi fido.
Non ci credo.
Non ci credo più.
Tutto ciò che promette, tradisce.
Credo nella chiatta e nel fluire del fiume che la sostiene.
Accumulo ancora amore, lo stivo fra i rami della chiatta finché non deborderà, finché non sarà così pesante da sciogliere il patto fra i tronchi che la fanno essere ciò che è.
Fino ad allora, io sono ciò che sono. Ecco

Olivia Flaim

La mia chiatta immaginale è il vuoto di questa finestra costruita dentro una caverna aperta.
Io, navigante altoatesina, ho conosciuto il mare ben dopo i prati. Sbraccio a stile libero negli oceani di pietra e roccia della Gallura sentendomi a casa.
Qui, nella foto, è Santu Santinu.

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