Eros, erotismo e cosmoerotismo

Eros vanta, come ogni semi-dio che si rispetti, un certo numero di nascite: la prima lo vede essere il frutto dell’amore fra il Vento e la Notte dalle grandi ali nere.

Notte depose il suo uovo d’argento nell’ampio grembo dell’oscurità fino a che dall’uovo cosmico balzò fuori il figlio del Vento: Eros, il dio dell’amore.

Bellissimo fanciullo, con delicate ali d’oro, rompendo l’uovo della fecondazione con la sua nascita porta l’intero Cosmo alla luce mostrando a tutti quanto fino ad allora era nascosto.

Per altra tradizione Eros sarebbe figlio di Venere e Marte; dalla madre avrebbe ereditato la bellezza, dal padre la passione e il desiderio.

Si narra che Eros, Amore, avesse un fratello gemello, Anteros, Amore Ricambiato, della cui vicinanza aveva un grande bisogno per non essere triste.

Si narra anche che la coppia di gemelli Fobo, Paura e Deimos, Spavento, fossero figli degli stessi genitori.

Nel Simposio, Platone fa concepire Eros durante una festa dedicata ad AfroditeEros nasce dall’unione fra Poros,  dio dell’abbondanza, delle risorse e degli espedienti e di Penia, povertà.

Nella mitologia Eros era un fanciullo ribelle e dispettoso che non rispettava né l’età né la condizione altrui e che passava il tempo a svolazzare con le sue ali d’oro scoccando frecce a caso e infiammando i cuori con terribili torce.

Platone invece lo descrive sempre povero, assetato di bellezza, rude, un senza casaperennemente vagabondo che vaga fra saggezza ed ignoranza ma in ogni modo sempre capace di trovare le risorse necessarie alla sua vita.

Pensando insieme a cosa il termine erotismo evoca, i partecipanti alla serata “La Lampada di Aladino” hanno parlato di: arte, comunicazione, magnetismo, complicità, trasformazione, piacere, desiderio, energia, compiacimento, trappola, scoperta, risveglio, autopercezione. La scoperta del lato inaudito, il caldo, il segreto che si svela, l’energia che apre, il gioco a due, il risveglio dei sensi, l’energia unificante, il filo di rischio, la vulnerabilità, il mettersi a nudo, il rischio (questa volta senza filo!), una “cosa di testa”, il mettere la sensualità in parole e la visione degli spazi interiori.

Due grandi assenti: l’amore e il sesso.

Perché? Dove si perso il nesso fra erotismo e il uno dei suoi principali terreni di espressione? Ovvero l’amore? Infatti Eros e la sua storia sono fatti per intavolare nel Mondo il discorso sull’amore, sul desiderio, sulla passione amorosa, intesa anche in senso lato (e qui l’Arte si trova bene), sull’ambiguità e sull’impossibilità di approdare ad un saper certo e definitivo. Che l’amore non si impari sui banchi di scuola è una certezza.

Cosa è accaduto per fare sì che questa forza creatrice e unificante si sia esprima in modo neutro rispetto a ciò da cui più tre vita?

Forse la timidezza a intavolare considerazioni che inevitabilmente poi scivolano nel personale, una sorta di evitamento quindi, oppure, forse, considerazioni del tipo “l’amore non esiste più”, “uomini e donne non si incontrano nemmeno più allo stesso bar”, hanno fatto il loro danno e teso la loro trappola. L’amore si è insabbiato, quando si parla di erotismo, e il sesso non fa la sua comparsa nemmeno quando di parla di amore. Come se le polarità si fossero spente e nessuna corrente circolasse più per azionare l’energia che mette in relazione le parti.

Siamo diventati tutti dei Soli senza Luna? Incapaci di vedere l’Altro se non quando entra nel raggio della nostra luce? Troppo narcisisti per desiderare realmente di avere un Altro vicino al nostro sé? troppo impauriti per delegargli una fetta di potere sulla nostra in-felicità?

Ahimé!

Quando l’Altro manca, rimane solo il se stesso e la forza erotica, la voglia di vita e di fare vita, si declina verso l’autoreferenzialità e il consumo indolore di simulacri di relazione. A mantenere vivo il bisogno erotico non contribuisce certo la cultura dell’immagine che domina dai nostri pc, oggi molto più portabili della televisione di qualche tempo fa.

Ahimé bis!

Non fa più nemmeno maleducazione la vittoria del cellulare sulle chiacchiere in presenza reale.

Eppure la storia di Eros insegna che solo l’unione fecondante genera altri mondi o rende visibili quelli che già ci sono.

Persino Penia, nella sua eterna sete di bisogno, passa dal pensiero all’azione e si mette a giacere accanto a Poros.

E noi?

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