Bambina mia

Nella ricerca di equilibrio interiore e per superare lo strascico della sensazione di abbandono e dolore tipicamente vissuti nell’infanzia e nella prima adolescenza si può cercare di ribilanciare quella parte interiore soffrente aprendo il dialogo sincero con quella stessa parte. Da madre a figlia dunque, per me che sono donna.
Le parole “figlia, figlia mia” sono pronunciate da Amma al momento del suo abbraccio. Sono parole cosmiche  pronunciate da una Maestra d’Amore, che si incidono nel cuore e che ti restituiscono la genitura spirituale.

Figlia, figli mia, mi senti?
Avverto la tua pena, mi scava dentro un vuoto. Ti raggiungo nel tuo vortice scuro ma non ho braccia abbastanza ampie per contenerlo.
Sento il tuo dolore come un’onda selvaggia che pulsa e che non ha spiaggia. Non uno scoglio a trattenerlo, non una nave da affondare.

Bambina mia mi senti?

Sono qui con te, mi faccio orlo d’abisso così che tu possa poggiare i tuoi piedi su di me, che tu possa afferrare il mio ciglio con le tue mani.
Aggrappati, afferrati amor mio.
Figlia mia, mi senti?
Mi faccio scoglio dove la rabbia del tuo cuore possa schiantarsi e farsi schiuma.
Hai ragione bambina mia. Io ti ho messa al mondo e ho goduto del tuo venire alla luce e ti ho fatto mille promesse: che tu saresti stata sempre amata, che saresti stata felice. Ti ho premesso che sarei stata al tuo fianco e invece spesso non ti ho capita, non ti ho apprezzata.
Scusami bambina mia, scusami tanto.
Dimmi, ora la senti la mia voce?
Nahnahnahnah
Senti il mio fiato che placa il tuo vento? Lo senti sussurrargli: “Piano vento, fai piano, lei ha già avuto tanto tremore e oceani di solitudine. Ora deve sentire il tempo della dolcezza, il soffio della tenerezza che scalda.”
Ti prego bambina mia, ascolta il mio amore per te, lo sto cantando ora, proprio ora.

Madre come posso sentirti?
Tanto è il tempo che ho cercato il tuo abbraccio, la tua comprensione.
Tanta è la distanza fra te e me.
Ho perso fiducia, ho perso il mio cuore. I suoi semi sono caduti in terreni aridi. Non ho sentito la piuma del tuo amore. Cerco la tua voce attraverso il mio orecchio, cerco le tue tracce affinché io possa seguirti e imparare da te la luce.
Mamma dove sei?
Madre qui senza di te è oscurità in pieno giorno.
Ti prego, so che sei viva, lo vedo dalle nuvole nel cielo, dalle piante piegate dal maestrale.
Stai forse cercando di dirmi qualcosa?
Ho perso la tua lingua, non intendo più il tuo nahnahnahnah

Oh, bambina mia! Allora mi cerchi anche tu!!
Temevo di esserti diventata sconosciuta, temevo che tu mi avessi abbandonata e che il peso della mia colpa ti fosse così insopportabile da allontanarti da me per sempre.
Io sono vecchia, piena di giorni ammonticchiati uno sopra l’altro come una catasta del tempo.
Io non conosco le tue parole eppure ti parlo senza lettere.
Cercami nel granito, cercami dove il vento alza le onde o nella danza delle nuvole.
Non smettere di cercarmi come io non smetterò di cantare per te e di tenerti fra le mie braccia, figlia mia.

Oh madre, una quiete ora mi tocca. Sei tu? Batti un colpo, fai cadere qualcosa. Che io possa sapere di te anche con i miei corti sensi. Puoi perdonare la mia arida visione? Troppo è il dolore della tua mancanza, troppo lasche sono diventate le mie radici e i miei rami verso di te perché io possa semplicemente fidarmi.
“Favole!” “La voce della Madre è una favola per bambine impaurite.”
Sì, sono impaurita. La solitudine è un agghiaccio. Il timore di non avere saputo dare ciò che tanto mi è mancato a chi più ho amato, è tanto e mi divora. Madre, come posso rassicurarmi? Non posso andare indietro nel tempo e dare oggi tutti gli abbracci che ho negato. Non posso ora tenere a bada i mostri di chi ho amato. Sono andati via da me. Restano solo ombre. Involucri orridi e muti abitati da strane creature che non sanno dell’amore ma sanno del cado della mia stufa e della porta chiusa alle intemperie. Vuoti d’anima restano qui a funestarmi il sonno.
Oh madre che sai tu di questo?

Bambina mia, allacciati a me. Unisciti al mio canto. Oggi è come ieri eppure è diverso. Le nuvole sono nuvole e il cielo è il cielo ma non è mai è lo stesso disegno. Cantiamo insieme affinché sia nuovamente luce. Cantiamo finché il nostro cuore torna alla sorgente d’acqua di cristallo fra le montagne. Cantiamo insieme i passi che ci riconducono là, cantiamo finché non troveremo nuovamente il modo di sentire le nostre voci unite.
Nahnah

Olivia Flaim

Se osservi questa madonna di granito potrai vedere il volto di un anacoreta e, all’interno del manto, una creatura che sembra attonita.
Rocce di Capo Testa. S. Teresa di Gallura

 

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