Arroganza spirituale … e non

Ho scritto queste righe su richiesta di un’amica. Si ragionava sulla Sephirah Bellezza, che non ha contrari poiché il Bello non ha giudizio, il cui “vizio” è l’arroganza spirituale.

Credere che ciò in cui si crede, sia vero in assoluto.
Cercare di convincere altri della verità che ci appare vera.
Non accettare opinioni o stili di vita diversi dal proprio.
Pensare che una qualsiasi pratica: preghiera, digiuno, tipo di alimentazione, adorazione o altre, realizzi una “vita spirituale”.
Credere che lo “spirituale” sia separato dal “materiale”.
Perdere la curiosità e smettere di indagare lo “spirituale”.
Sperare che una pratica spirituale, o detta tale, semplifichi la vita, dia dei diritti, garantisca premi.
Credere di avere accesso a informazioni “superiori”.
Il massimo dell’arroganza spirituale è cercare di vivere spiritualmente.
Definire ciò che è spirituale.
Anche scrivere queste poche righe sull’arroganza spirituale, è arroganza sia che spirituale che intellettuale.

Orgoglio spirituale. Lato A
Senso della dignità e del proprio posto nel ciclo della vita.
Sorriso dietro gli occhi.
Benevolenza.
Neutralità partecipata.

Orgoglio spirituale. Lato B
Credenza di essere un “intero” e sé bastante, negazione dell’interdipendenza (dall’acqua, dall’aria).
L’orgoglioso spirituale ragiona per “livelli”: chi fa così o non così è o non è spirituale. E’ incapace di vedere gli opposti come pura dinamica. Li discute come valori.
L’orgoglioso spirituale crede che tutto gli sia dovuto e serra dentro di sé il concetto di “buona vita”.
L’orgoglioso spirituale camuffa i suoi bisogni esistenziali come prove per la sua santità.
L’orgoglioso spirituale non confluisce con gli altri ma si mantiene separato con rigidità mascherata con atteggiamenti sfuggenti e fluttuanti.
Non si sacrifica, non si adatta, non scende a patti con modi diversi della percezione e della cultura.
Non ringrazia.
Non chiede aiuto.

Dite la vostra!!!

Olivia Flaim

3 Comments
  • Sabina Poltronieri
    Posted at 17:04h, 15 Agosto Rispondi

    Bellissimo !

    Complimenti a Te Olivia e all’Amica che Ti ha “ispirato”…..

    Ho letto piu’ volte e con attenzione ogni singola frase.

    Porta a volgersi dentro, a guardarsi indietro, nel passato. Ho trovato recondite tracce del “Lato B”. in una Sabina che non è piu’. Una Sabina che ha impiegato anni a lasciarle…ad arrendersi, e che ora volge lo sguardo verso orizzonti piu’ ampi.

    Ogni singola frase puo’ essere “focalizzata”.
    Esige coraggio. E una mente “avventurosa”.

    Complimenti !

    Con gioiosa Gratitudine…..

    Vasto Orizzonte

  • Laura Ruffini
    Posted at 17:12h, 05 Marzo Rispondi

    Spesso chi si rifugia nella spiritualità, fugge da qualche cosa, troppo doloroso restare nel reale e allora la spiritualità serve da anestetico.Altro è sentirsi con il tutto, sentirli parte e vivere ed accettare il presente

    • Olivia Flaim
      Posted at 18:57h, 05 Marzo Rispondi

      Grazie di questo tuo commento.
      Spesso è così come dici.
      Le religioni, come anche le pratiche religiose possono essere vie di fuga dal dolore personale.
      E’ però vero anche che al dolore personale non si scappa e che proprio attraverso il pensiero spirituale questo può essere elaborato.
      Credo ci voglia molta fortuna ad incontrare una guida capace di aprire una strada che possa essere di reale sostegno e non di pura fuga.

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