Appunti sulla felicità. C’è un dress code?

La felicità è un panino
Sì, solo se hai fame però!

Si dice che “chi cerca la felicità non la trova” e che essa sia come un’ombra che, più la si insegue e più sfugge. Bisogna rimanere concreti per parlare di felicità, Aladino per esempio, non si domanda mai come fare per essere felice ma invece si procura ciò di cui ha bisogno con i mezzi che la vita gli mette a disposizione.

Rispondere alla domanda “Cos’è la felicità?” è difficile.

Per qualcuno è salute, o l’amore per se stessi, il sentimento della fiducia, della corrispondenza, la riuscita, il facile fluire delle cose, la non resistenza, il lasso di tempo fra un desiderio e un altro, beatitudine, assenza di rimpianti. E’ non stare male. E’ totalità.

Tutte parole e sentimenti che rinviano ad altro forse perché l’esperienza della felicità è personale, intima non replicabile nelle diverse forme in cui accade. E’ uno stato della mente e del cuore, una sorta di attimo che li fonde insieme mettendoli finalmente d’accordo.

Capita così che dopo il suo accadere, si attivi una memoria che conserva la memoria della felicità e la trasforma, da pura esperienza, in meta e finalità della vita. La felicità per il mondo greco è eu-daimonia, ovvero buona-sorte, fortuna, portata agli uomini attraverso i daimones, gli spiriti divini, che ne diventano  custodi e protettori.

Per Talete la felicità è di chi ha un corpo sano, buona fortuna e un’anima bene educata.

Per Democrito è la misura del piacere in proporzione con la vita.

Platone dice che è felice chi esercita la virtù e la ricerca del bello e che gli infelici sono infelici per il possesso della cattiveria, i felici sono felici per il possesso della temperanza e della virtù.

Per Aristotele la felicità è un’attività dell’anima poiché i beni esteriori hanno un limite entro il quale essi adempiono alla loro utilità, oltrepassato tale limite i beni diventano dannosi o inutili.

Nell’umanesimo ritorna il concetto di felicità legato al piacere e da qui essa diventa un bene diffondibile anche socialmente sino a farne un precetto legislativo: nella costituzione americana è inalienabile il diritto alla ricerca della felicità.

Molte parole, pensieri su pensieri, si spostano dall’uno all’altro e nessuno riesce a circoscrivere l’ambito della felicità: è un merito? Frutto di duro lavoro o, al contrario, esito della capacità di godere appieno la vita? La felicità accade per caso? È una disposizione d’animo, una scelta?

Infine una domanda essenziale: c’è un dress code per essere felici??

 

L’immagine è dell’artista Simone Noseda

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