5. Indonesia. Aquiloni

Ci sono viaggi che, quando ritorni a casa, continuano a viaggiarti dentro come se una parte di te fosse rimasta là.
L’Indonesia non è fra questi.
Ho vissuto intensamente il mio tempo in quella fetta d’Oriente ma, non appena l’aereo si è staccato da terra, io mi sono staccata dal mare che contiene le sue 17.508 isole.
Ricordo il mio ritorno dal deserto algerino.
Non potevo dormire in una stanza chiusa, mi sentivo soffocata dal peso delle coperte e il mio letto pareva dondolasse come scivolando sulle dune.
E’ stato un rientro doloroso e lento. Le mie sensazioni fisiche erano rimaste nei tramonti africani, nelle rocce e nelle pieghe della terra.
Ancora oggi se chiudo gli occhi e ricordo, il deserto mi si fa davanti, e io avverto quel particolare silenzio senza eco e l’infinita bellezza della sabbia che si fa cattedrale.

In ogni modo in tutti i viaggi ci sono immagini ricorrenti che si fanno film dentro di me.
Il mio occhio le ha colte e la mia immaginazione intesse un racconto.

Aquiloni macchiettavano il cielo ovunque là.
Quando alzavo lo sguardo, vedevo puntini volanti dibattersi nel vento.
Li immaginavo come piccoli occhi che, curiosi e inquieti, erano in cerca di qualche cosa di straordinario da annotare.
Il volo degli aquiloni non è liscio e tranquillo come quello di certi uccelli che planano nell’aria tranquillamente … un colpo d’ala e il vento fa la sua parte. No, gli aquiloni balzano nell’aria, saltellano nervosi, si impennano e mi facevano trattenere il fiato nel timore di vederli precipitare: “Oh!” … che delusione quando dopo un poco sparivano!
Guardandoli pensavo: “Attaccato a quel filo, c’è un bambino che gioca”.
Ho visto migliaia di aquiloni, tanti anche infilzati sulle cime degli alberi, con i loro fili pencolanti fra i rami.
Tantissimi ne ho ammirati dal treno.
Giakarta-Yogyakarta sono circa sei ore di viaggio sul treno Argo Wilis che ho passato guardando fuori dal finestrino. Non leggevo viaggiando, mi pareva tempo rubato al paesaggio.
Risaie, pendii coperti di tutti i toni del verde e tantissimi bambini invisibili dietro ai fili degli aquiloni si lasciavano immaginare da me mentre correvano dietro ai loro uccelli di carta.
Ho visto pochissimi aquiloni in vendita nei negozi il che vuol dire che perlopiù sono fatti a casa. Le leggere stecche di compensato montate a croce, la colla e la carta velina. Forse i padri, i nonni o gli zii aiutano a montare la vela sulle assicelle, a legare le briglie e attaccare le “code”.

Mi ricordo di averne fatto qualcuno.

Olivia Flaim

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